“La domanda di petrolio e gas rischia di rallentare e quindi diminuire a causa dell’azione volta a raggiungere gli obiettivi climatici di Parigi e della rapida crescita delle energie rinnovabili e dei veicoli elettrici. Se il mondo deve rimanere al di sotto dei 2° C di riscaldamento, non può essere bruciato più di un terzo delle riserve provate di combustibili fossili, e molto meno in base all’impegno di Parigi di rimanere il più vicino possibile agli 1,5° C al di sopra dei livelli pre-industriali” 
Questo è uno degli avvertimenti comparsi nel report stilato da
Carbon Tracker Initiative.
A seguito dell’accordo di Parigi del 2015 in cui i 55 paesi partecipanti avevano stabilito degli obbiettivi al fine di contenere le emissioni di gas causa dell’alterazione del clima in tutto il mondo, la domanda e l’offerta di tutti e tre i combustibili fossili, petrolio, gas e carbone avrebbero dovuto rallentare.
Eppure, secondo il documento redatto da Carbon Tracker si scopre che la stragrande maggioranza delle più grandi compagnie petrolifere e del gas premiano i loro dirigenti per aumentarne la produzione.
La loro promessa di fare la loro parte per la transizione energetica
da combustibili fossili a quelli rinnovabili al fine di limitare al massimo l’aumento di temperatura climatico  non sembra sia stata fino ad ora mantenuta.
71 le multinazionali petrolifere esaminate, tra le quali Shell, Eni, Exxon Mobil
Gazprom, Total, PetroChina, 50 i miliardi di dollari spesi per nuovi impianti e progetti non allineati agli obiettivi di Parigi.
L’italiana Eni è nel gruppo di 9 aziende che hanno incentivi per raggiungere target ambientali e di sostenibilità ma che allo stesso tempo incoraggia la crescita di combustibili fossili, mentre la statunitense Diamondback Energy è l’unica impresa che non incentiva la crescita delle fonti fossili.
Carbon Tracker sottolinea che “le compagnie petrolifere e del gas dovrebbero concentrarsi sull’estrazione del valore massimo indipendentemente dal fatto che la domanda sia in crescita o meno, ma in particolare in una transizione low-carbon. Concentrarsi sulla produzione di rendimenti più elevati può significare ridurli in termini di produzione assoluta, dal momento che il capitale è restituito agli azionisti o ridistribuito in altri settori in cui non sono disponibili opzioni per progetti di petrolio e gas a basso costo. Gli executive non dovrebbero avere pacchetti retributivi che li ricompensino per la ricerca di volumi sempre maggiori di riserve e produzione”.

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