In Italia vige una legge molto restrittiva che limita le emissioni elettromagnetiche. Il massimo concesso è di 6 Volt per metro, Questi limiti risultano essere significativamente più bassi di quelli della maggior parte degli altri paesi europei che è fra i 41 e i 58 V/m.
Giusta o sbagliata questa limitazione influirà e non poco sullo sviluppo della nuova rete 5G in Italia.
Ogni qualvolta verrà installata un’antenna per il 5G l’Arpa, Agenzia regionale per la protezione ambientale, dovrà
una serie di misurazioni dell’inquinamento elettromagnetico nel sito dove si vuole installare l’antenna e non potendo superare i 6 volt per metro verrà inevitabilmente regolata a un livello di potenza di emissione che è molto più basso di quello che è il suo valore di emissione standard. 
Non solo la velocità ne risentirà ma
l’abbassamento della potenza elettromagnetica emessa in caso di limiti stringenti porterà ad una riduzione dell’area raggiunta dal segnale e della sua qualità, seviranno quindi molte più antenne per coprire l’Intero territorio.
In ottica 5G la normativa italiana è fortemente penalizzante.
Servirebbe rivedere i metodi di valutazione di emissione delle onde elettromagnetiche avvicinandosi ai
limiti di esposizione cautelativi stabiliti nelle Linee Guida internazionali sviluppate principalmente da due organismi scientifici, la Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni non Ionizzanti(International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection, ICNIRP), e l’Istituto degli Ingegneri Elettrici ed Elettronici, Comitato Internazionale sulla Sicurezza Elettromagnetica (IEEE International Committee on Electromagnetic Safety, IEEE ICES).

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