“Il 65% delle persone ritiene che una delle priorità per il futuro del mondo sia la riduzione delle emissioni e dell’inquinamento, e il 55% ritiene sia necessario anche migliorare i processi energetici, facendo uso di energia rinnovabile”.
Queste le parole di Giulia Bertani, Business Unit Director di Ipsos durante uno dei sei eventi di Trends 2019 organizzati da Wired Italia e Ipsos.
I cittadini desiderano essere sempre più coinvolti ma soprattutto poter controllare e gestire i propri consumi e diventare co-produttori dell’energia.
Nasce la figura dei prosumer, una categoria di soggetti in grado di produrre la propria energia e di scambiarla in rete quando questa è in eccesso o quando è più conveniente.
In Italia vige dagli anni ’60 il divieto di costituire reti private, è possibile però grazie allo scambio sul posto gestito dal Gse produrre energia da fonti rinnovabili e condividerla in comunità.
Lo stesso Parlamento Ue “ritiene che, nel contesto di un sistema energetico ben funzionante, le autorità locali, le comunità, le cooperative, i nuclei familiari e i singoli individui debbano svolgere un ruolo chiave, contribuire in misura sostanziale alla transizione energetica ed essere incoraggiati a diventare produttori e fornitori di energia, se scelgono di farlo”.
Una tendenza che potrebbe minare lo strapotere di di poche e grandi aziende.
In Olanda da diverso tempo è stato avviato il progetto PowerMatching City, un laboratorio di quartiere in cui 40 famiglie vivono in abitazioni intelligenti dotate di sistemi fotovoltaici, un impianto eolico, pompe di calore e di elettrodomestici e contatori intelligenti. Qui viene studiato l’intero sistema, dalla produzione di energia ai carichi della rete, fino alla distribuzione di energia tra abitazione e abitazione.
Una comunità in grado di produrre autonomamente energia e di condividere l’eccesso con le altre abitazioni.
Un cambiamento nella gestione dell’energia sta già avvenendo, resta da capire se vogliamo esserne protagonisti o semplici spettatori.

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