A seguito dell’Accordo di Parigi sul clima, firmato a New York il 22 aprile scorso, l’Europa si è posta l’obbiettivo di restare ad una temperatura entro il limite dei 2°C nel corso del 21esimo secolo.
Ciò implica che le emissioni totali di anidride carbonica entro il 2050 non dovranno superare 1.100 miliardi di tonnellate di CO2.
Considerando che attualmente le emissioni di gas serra contenute nelle attuali riserve mondiali di carburanti fossili sono circa tre volte di più, serve un deciso stop a tutte le riserve fossili, delle limitazioni ancora più severe nell’utilizzo delle riserve accertate di petrolio, di gas e di carbone.
E l’Italia? Come si sta comportando per il raggiungimento di questo obbiettivo?
Dopo anni di significativo calo di emmissioni di gas serra (-20% al 2014 rispetto al 1990), nell’ultimo triennio tali emissioni sono cresciute di circa il 2,5%.
Gli investimenti in energie rinnovabili sono aumentati di poco (0,2% all’anno) ed è diminuita la quota di elettricità da fonti rinnovabili passando dal 43% al 38% tra il 2014 e il 2015.
Al momento l’Italia ha già raggiunto l’obiettivo europeo del 17% al 2020, ma è molto lontana dall’obiettivo europeo del 27% da raggiungersi entro il 2030.
l’Italia dovrebbe ridurre le emissioni di gas serra intorno al 50% rispetto al 1990 per raggiungere l’obiettivo della variazione di temperatura in una posizione intermedia – fra i 1,5°C e 2°C. Ciò richiederebbe un forte impegno nel risparmio e nell’efficienza energetica e le rinnovabili dovrebbero soddisfare almeno 2/3 della domanda di elettricità.

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