«Si apre una nuova pagina della nostra storia energetica» questo il commento la presidente della Confederazione e ministro dell’Ambiente Doris Leuthard, a seguito della vincita del Sì al referendum svoltosi in Svizzera. Di fatto sancisce l’uscita progressiva dal nucleare spegnendo le centrali al termine del loro ciclo di vita e non costruendone di nuove, promuovendo inoltre le energie rinnovabili.
Con il 58,2% del sì (42% il corpo elettorale) il popolo elvetico si è espresso a favore della «Strategia energetica 2050», una revisione della legge sull’energia iniziata dal governo sull’onda dell’incidente di Fukushima (2011) e volta a ridurre il consumo di energia, aumentare l’efficienza energetica e promuovere le energie rinnovabili abbandonando gradualmente il nucleare.
In 22 Cantoni su 26 gli elettori hanno votato in favore della nuova legge sull’energia.
Entro 20-30 anni le quattro centrali nucleari svizzere, site a Beznau, Mühleberg, Gösgen e Leibstad verranno quindi disattivate.
Forte delusione tra i ranghi del primo partito svizzero l’Unione democratica di Centro, promotori del referendum da cui però si aspettavano una risposta nettamente diversa: “Una trappola che costerà cara agli svizzeri almeno 3000 euro l’anno in più a famiglia”.
La legge approvata dalla maggioranza con il referendum comporta uno storico cambio di rotta per la Svizzera, una sostanziale trasformazione delle fonti di energia, dove il nucleare oggi costituisce il 39% della produzione.

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