78 milioni di tonnellate, questo il peso stimato dei pannelli fotovoltaici che il Pianeta dovrà smaltire entro 34 anni.
La crescita dell’energia solare nell’ultimo decennio è stata a dir poco fenomenale. Un crescita intensa che pone una serie di sfide tra cui la gestione dei moduli fotovoltaici a fine vita. Un pannello fotovoltaico dopo 25 anni, seppur ancora efficiente, è un rifiuto.
Oggi le migliori tecnologie permettono di recuperare fino dall’85% al 90% del peso del modulo benché il suo riciclo non sia un compito facile. Ogni pannello infatti è composto da elementi estremamente diversi: vetro, materiale plastico, alluminio, polvere di silicio e rame.
Secondo IEA- PVPS e IRENA, l’agenzia internazionale per le energie rinnovabili, se completamente re-iniettato nel circolo economico, il valore del vetro e delle altre materie recuperate potrebbe superare i 15 miliardi di dollari entro il 2050.
Ma chi si dovrà far carico di tale riciclaggio?
La Ue ha già emesso una direttiva, la Direttiva 2008/98/CE, che stabilisce che sia il produttore stesso a dover smaltire i propri pannelli fotovoltaici nelle fasi di fine vita, inserendo nel prezzo iniziale del bene i costi per il trattamento dei rifiuti. Un pannello fotovoltaico è a tutti gli effetti un RAEE (Rifiuto di Apparecchiatura Elettrica ed Elettronica), e il suo smaltimento in Italia è regolato dal Decreto Legislativo n. 49/2014. I produttori hanno perciò l’obbligo di organizzare e finanziare i sistemi di raccolta.
Il GSE in tutto questo assume un ruolo centrale, perché il Decreto prevede che sia proprio il GSE a definire le modalità operative per la gestione dei rifiuti fotovoltaici incentivati con il Conto Energia.
I produttori potranno far fronte a tale obbligo sia individualmente che tramite un Consorzio riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente e possessore delle certificazioni ISO 9011:2008 e 14000, OHASAS 18001 o di un altro sistema equivalente.
In Italia tra i più importanti consorzi spicca Cobat, che solo nel 2015 ha totalizzato circa 56mila kg di moduli esausti.
Va inoltre ricordato il progetto ReSIELP (Recovery of Silicon and other materials from End-of-Life Photovoltaic Panels) che prevede entro il 2020 la realizzazione un impianto pilota per recuperare silicio, argento, rame, alluminio e vetro da pannelli fotovoltaici esausti. È una ricerca coordinata dal francese CEA e alla quale partecipano, in Italia, ENEA, Università di Padova, le aziende ITO e Relight e CETMA che mira al recupero del 100% delle materie prime critiche contenute nei moduli.
Tale impianto sarà costruito nello stabilimento milanese della Relight.
In futuro, vi sarà senza dubbio un enorme incremento della domanda di recupero e di riciclo dei pannelli. Le dimensioni di una tale richiesta di mercato potranno incoraggiare lo sviluppo di filiere dedicate al trattamento ed al recupero dei materiali, da reimpiegare in nuovi processi produttivi.

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